mar 30 2009
A Palermo il Crocifisso della discordia
In questi giorni, dal 22 Marzo al 4 Aprile il piccolo crocifisso in legno di tiglio recentemente acquistato e restaurato dallo Stato in quanto attribuito nientemeno che ad un giovane Michelangelo Buonarroti sarà ammirabile dagli occhi di tutti gratuitamente alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo.
Il crocifisso ligneo è stato recentemente al centro di molte discussioni mediatiche tanto a causa della sua attribuzione quanto per il fatto che lo Stato sborsasse 3milioni e 200mila euro per un “attribuito”, che secondo diversi altri critici invece non sarebbe michelangiolesco, ma riconducibile ad altri artisti dell’epoca come Baccio da Montelupo.
L’esposizione da parte del Museo Sant’Anna è molto ben curata e ciò fa veramente onore alla Galleria, che ha saputo organizzare in maniera magistrale l’evento dedicando al crocifisso ben due stanze della sezione “mostre contemporanee”. Nella prima stanza, che introduce alla seconda più piccola in cui si trova il crocifisso, è esplicato tutto il cammino dell’opera, dalla biografia del presunto autore ed il perché questo piccolo capolavoro sia stato attribuito allo stesso. Attraverso la riproduzione di molti particolari dell’opera, come la struttura muscolare e le proporzioni riconducibili ad un altro crocifisso del Michelangelo esposto a Firenze, piuttosto che certi altri dettagli messi a confronto con opere ben più note come il Mosè ed il David e in ultimo il piccolo crocifisso ligneo trovato incompleto in casa Buonarroti. Nei pannelli esplicativi, oltre ad interessanti note tecniche sulla tecnica di incollatura e lavorazione del legno, non mancano i riferimenti agli altri artisti del 4-500 ai quali sarebbe potenzialmente stato attribuito dai critici discordanti il crocifisso, evidenziando i punti di discrepanza con le opere e gli stili di questi ed avvalorando chiaramente la tesi sposata ufficialmente.
L’opera, nella seconda stanza, è esposta con classe ed eleganza nella penombra all’interno di un cubo di plexiglass trasparente sapientemente illuminato che sembra quasi sospeso per aria, ricordando i famosi diamanti da rubare dei film. Questa esposizione permette una visione ravvicinata a 360 gradi da parte del pubblico del crocifisso che si scopre, una volta visto, essere stato veramente molto maltrattato da foto e video pubblicati che non gli rendono per niente giustizia. L’opera per un semiprofano come chi scrive è veramente molto bella, i lineamenti, il legno chiaro (molto più chiaro di quanto non dia a vedere la foto dei depliant), la policromia che arriva a sfumare nel particolare della barba lo rendono comunque un’opera unica, di una bellezza estremamente delicata.
Volendo tralasciare il punto della dubbia attribuzione, mi preme trattare l’opera comunicativa di cui il crocifisso, con la sua iniziale trionfalistica esposizione a Montecitorio e con il successivo tour che lo ha portato a Palermo e presto anche a Trapani, è protagonista in quanto segnale dato da uno Stato che intende far capire di aver sì speso per un’opera dall’eccezionale valore artistico, ma che lo ha fatto perché questa appartiene alla nostra cultura e tradizione italiana e quindi deve essere data agli italiani, che ne possono fruire liberamente e gratuitamente ovunque essa venga esposta prima di trovare la sua collocazione definitiva. Un ultima considerazione va al Sant’Anna, che come per la temporanea di De Chirico, ancora una volta supera a pieni voti la sfida delle grandi opere e per Palermo che di tali sfide ha una giusta fame.
(da giaiphong.org)


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Giovani di tutte le Madonie unitevi. Parte l’Apq Politiche giova

