mag 22 2009
Orgogliosi di essere siciliani!
Sono passati 17 lunghi anni da quella giornata terribile per la Sicilia e per la democrazia italiana, sono state scritte migliaia di pagine, emanate decine di sentenze, effettuati centinaia di arresti. Eppure si ha la sensazione che il percorso di risanamento sia ancora lontano dal compiersi. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano consapevoli che la sconfitta della mafia sarebbe dovuta passare necessariamente da una evoluzione culturale della società siciliana. Solo migliorandone la classe dirigente, solo diffondendo il principio di legalità tra i cittadini si sarebbe potuto estirpare il cancro mafioso. Lo Stato in questi anni ha riportato numerosi successi militari sulle cosche, seguendo un’intuizione di Falcone, ha confiscato un gran numero di beni della criminalità organizzata, indebolendola militarmente e soprattutto finanziariamente. Ma l’impressione è che ancora questo non basti. Nel luglio scorso, intervenendo a Valledolmo per l’accensione della fiaccola in onore di Paolo Borsellino, il capitano Giuseppe Iacoviello, Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Lercara Friddi, ha usato parole molto belle per sottolineare come prima ancora del pur necessario intervento delle forze dell’ordine, il fenomeno mafia debba essere estirpato innanzitutto dal comportamento quotidiano di ogni cittadino. La cultura mafiosa si nasconde dietro una mentalità sociale volta ad un individualismo egoista e cieco, alla quale corrisponde una politica, quindi un’etica pubblica, diffusamente clientelare. Mi scuso per non aver riportato fedelmente le sue parole, ma il concetto, nonostante sia passato un po’ di tempo da allora, rimane comunque estremamente importante: La lotta alla mafia è in primo luogo una battaglia per il miglioramento della società nella quale viviamo.
Per ricordare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro ho voluto riportare alcuni pensieri del grande magistrato, affinché possano farci riflettere, affinché il loro sacrificio non sia stato vano.
“Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana”
“Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.”
“Bisogna però rendersi conto che [la mafia] è un fenomeno terribilmente serio e grave, e che va combattuto non pretendendo l’eroismo di inermi cittadini, ma coinvolgendo nella lotta le forze migliori delle istituzioni.”
“Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana.”
“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.”
“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.”
“Per vent’anni l’Italia è stata governata da un regime fascista in cui ogni dialettica democratica era stata abolita. E successivamente un unico partito, la Democrazia cristiana, ha monopolizzato, soprattutto in Sicilia, il potere, sia pure affiancato da alleati occasionali, fin dal giorno della Liberazione. Dal canto suo, l’opposizione, anche nella lotta alla mafia, non si è sempre dimostrata all’altezza del suo compito, confondendo la lotta politica contro la Democrazia cristiana con le vicende giudiziarie nei confronti degli affiliati a Cosa Nostra, o nutrendosi di pregiudizi: “Contro la mafia non si può far niente fino a quando al potere ci sarà questo governo con questi uomini”.”
“Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto.”
“Un’affermazione del genere mi costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra.”
“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.”




Da undici anni consecutivi rappresenta l’appuntamento più emozionante e coinvolgente per i ragazzi che frequentano la scuola secondaria di primo grado. Il tradizionale «Festival intercomunale della canzone» riapre domani il sipario all’istituto comprensivo «Pirandello» e fino a sabato circa cento alunni di 21 scuole della province di Palermo, Caltanissetta, Agrigento e Messina gareggeranno a suon di canzoni interpretate rigorosamente sotto il marchio «Made in Italy». L’edizione 2009 della baby kermesse canora più affermata del Palermitano richiama l’interesse di molte scuole, chiamate a valorizzare le capacità canore e musicali dei propri allievi. «Talenti che devono essere scoperti – afferma il presidente del Festival valledolmese e dirigente scolastico del Comprensivo, Salvatore Parlato -. La nostra è una scuola che mira a “far volare” l’alunno. Intendiamo in questo senso intercettare ogni lato positivo della personalità dell’allievo per valorizzarlo e potenziarlo. La musica e specificatamente il canto -conclude il preside Parlato – è semplicemente un mezzo». Dal palcoscenico del festival valledolmese sono stati lanciati giovani ugole che oggi sono diventate volti noti del mondo televisivo musicale nazionale. «Ilaria Mongiovì, Piero Barone e Simona Collura – afferma con un pizzico d’orgoglio il dirigente scolastico, Salvatore Parlato, prima di diventare i protagonisti della nota trasmissione televisiva di RaiUno “Ti lascio una canzone”, sono saliti sul nostro palcoscenico mettendo in mostra il meglio delle loro capacità canore». A giudicare le performance dei piccoli artistici sarà una giuria tecnica composta da tre professionisti. A presiederla è il maestro Antonino Cappello che sarà coadiuvato da professori Giovanna Sciambra e Andrea Scafidi. Toccherà a loro proclamare il podio ed assegnare cinque premi speciali.
Si è conclusa la XI edizione delle Giornate dell’Agricoltura. Quella che per tutti i valledolmesi è: “La Fera di lu primu di maiu”. Un evento per il nostro Comune. Un eden di sapori, gusti, odori fragranze e colori! Un luogo nel quale ci si incontra, si conosce o si viene a sapere. Una piazza reale come quelle di una volta. Quasi duecento espositori hanno pubblicizzato i loro prodotti, qualche migliaio di visitatori ha attraversato le nostre strade, ammirato il superbo Stagnone o calpestato la moquette verde della nostra palestra. In tanti, compreso il sottoscritto, hanno degustato i salumi dei Nebrodi o delle Madonie, assaporato pecorini e caciocavalli, addolcito il palato con i cannoli della Pasticceria Fina o con un gelato al pistacchio di Bronte. Molti hanno bevuto un buon bicchiere di vino della Castellucci Miano o sorseggiato un piacevole caffé della Rica Caffé di Carmelo Vallone. Tanti come altrettanti sono stati coloro che sono venuti a Valledolmo per conoscere le nuove tecnologie agromeccaniche. I più importanti concessionari di Sicilia hanno fatto a gara, come sempre, per portare, in una terra che continua a vivere di agricoltura, le migliori tecnologie presenti al momento sul mercato. Il Challenger

