nov 05 2008
Barack for President
Troppo grande l’evento che in queste ore potrebbe cambiare il mondo per ignorarlo. Barack Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. Un’elezione storica, per la prima volta un nero di origini africane assume la carica più importante al mondo. Dopo vent’anni il primo cittadino americano non apparterrà ai clan Clinton o Bush. Finalmente un Presidente che fonda la sua vittoria sulla speranza piuttosto che sulla paura. Quest’uomo con la sua eleganza e con il suo sguardo penetrante ha stupito il mondo. Nessun grande finanziere avrebbe scommesso un euro sulla sua possibile elezione due anni fa, quando iniziò la sua corsa per le primarie. Per fortuna ci ha creduto la povera gente, il popolo americano, quei lavoratori, che come ha ricordato Obama nel suo discorso di ringraziamento, hanno inviato i loro piccoli risparmi, con minuscole quote da 5 dollari, che sommandosi sono diventata la più alta cifra di donazioni elettorali mai raggiunta nella storia degli USA. In realtà nel corso della campagna elettorale l’onda Barack Obama ha travolto tutto e tutti. Il “keniano” ha ricevuto il sostegno ufficiale di quasi tutti i Media che contano, dei finanzieri illuminati, di grandi politici americani anche repubblicani. Fino al risultato di queste ore, con i democratici trionfatori, con maggioranze notevoli, in Senato e alla Camera. Con l’incubo Bush alle spalle l’America guarda avanti.
Qualche insegnamento la vecchia democrazia del nuovo paese americano, lo impartisce ancora. Il finale di una battaglia elettorale dura, aperta e con numerosi colpi bassi, è stato emblematico. Obama in mezzo alle centinaia di migliaia di sostenitori che lo attendono, non esplode come un bambino entusiasta, che saltella, fa i cori o peggio le corna! Obama non è un politicante qualunque. Dopo aver trionfato con i suoi comizi in Europa come nel mondo. Dopo aver dominato per tutta l’intera campagna elettorale e aver stravinto le elezioni. Vince anche nello stile. Parla da Presidente a tutti i cittadini americani, rispolvera il sogno americano con il suo “YES WE CAN!”. Parla dei problemi che lo attendono e porge la mano al suo avversario. E conferma che nulla in America è impossibile. Dalla sua il “grande vecchio” John MacCain usa parole bellissime. Si scusa con i suoi per la disfatta, si assume le proprie responsabilità e poi fa i complimenti a Obama, chiamandolo “quello che fino a ieri era il mio avversario, oggi è il mio Presidente“. Quanto siamo lontani dalla più grande democrazia del mondo!


