nov 27 2007

Fa paura la Cina?

Categorie: Notizie dal mondo - Tag:mariagrazia @ 17:36

Benedetto XVI non incontrerà il Dalai Lama, che sarà in visita in Italia tra qualche giorno, Fausto Bertinotti non gli concederà di parlare in Parlamento. Ma perché tutti questi problemi? Il Dalai Lama è il capo spirituale dei buddisti, è un premio Nobel per la pace… Alt:  per il governo cinese è il leader dei rivoltosi tibetani che nonostante la repressione e i massacri perpetrati dal governo cinese, continuano a chiedere l’indipendenza. L’anno scorso, parlando ai giornalisti dopo l’udienza del 13 ottobre con Papa Ratzinger, il Dalai Lama disse che si era trattato di un incontro “dai contenuti religiosi”, nel quale si era parlato di “valori umani, armonia religiosa e ambiente”. Su tali temi c’era stato un sostanziale accordo. Per quanto in particolare riguarda le tensioni tra religioni, il Dalai Lama aveva dichiarato di aver detto al Papa che “poche persone che agiscono male non rappresentano la religione alla quale appartengono”. Non si era invece parlato di Cina, perché “là ci sono molti cristiani che vivono delle difficoltà a causa della loro fede”. Secondo l’agenzia AsiaNews del Pontificio Istituto Missioni Estere, il governo cinese ha minacciato nei giorni scorsi il Vaticano di “serie ripercussioni” alle relazioni bilaterali se il Papa dovesse incontrare il Dalai Lama. Neanche Benedetto XVI riesce a opporsi al governo di Pechino.Sono recenti le polemiche e il caso diplomatico scatenatosi negli Stati Uniti.Al governo americano che ha conferito al Dalai Lama la medaglia d’oro del Congresso, la più alta onorificenza civile del mondo statunitense, Liu Jianchao, portavoce del ministero cinese degli Esteri ha risposto che “quei Paesi che decidono di trattare bene il capo dei separatisti tibetani, danneggiano la propria immagine”.Il perché è nelle notizie che arrivano dalla Cina sui ricatti e gli affari perduti dalle aziende tedesche e americane. Il caso diplomatico è dunque chiuso, a meno che i due partiti, quello più realista che non vuole sfidare la Cina e quello che vuol fare della visita del Dalai Lama una vetrina per la battaglia per i diritti umani, non costringeranno a riaprire i giochi. La Cina comincia insomma ad avere delle pretese di un certo rilievo anche sulla politica estera dei suoi partner commerciali. In ogni caso se nessuno potrà più pronunciare una sillaba contro uno Stato che continua a nascondere terribili violazioni dei diritti umani in nome del commercio e dell’economia internazionale, prendete sciarpe e cappellini e prepariamoci ad assistere a Pechino 2008, l’Olimpiade dei record che stupirà il mondo! Con buona pace del Dalai Lama.

Maria Grazia Ippolito