mar 22 2010
Inchiesta: I precari nei comuni madoniti
Per la maggior parte stanno tutti seduti dietro a una scrivania. Alle loro spalle ci sono ormai numerosi anni di servizio e tanta esperienza acquisita, tale da vantare una riconosciuta professionalità. E’ il popolo dei lavoratori precari che affollano le stanze e gli uffici dei Comuni madoniti. In molti casi, però, le loro prestazioni non sono compatibili con le esigenze dell’Ente. E per questo i sindaci ritengono legittima e necessaria la possibilità di chiedere al Presidente della Regione più poteri nella gestione della forza-lavoro presente nei palazzi municipali per dare maggiori risposte alle specifiche esigenze della comunità, seppur “nel rispetto – affermano unanimemente – dei diritti ormai consolidati e della dignità degli stessi lavoratori”.
E’ il dato più rilevante che emerge da una nostra inchiesta condotta in quattordici Comuni madoniti dove ogni giorno lavorano complessivamente 629 unità fra contrattisti, lsu, co.co.co. e puc. In tutto cinque domande rivolte ai sindaci di Cefalù, Caltavuturo, Scillato, Sclafani Bagni, Pollina, San Mauro Castelverde, Polizzi Generosa, Castelbuono, Gangi, Geraci Siculo, Gratteri, Alimena, Caccamo e Valledolmo. “La richiesta – sostiene il primo cittadino di Castelbuono, Mario Cicero – può ritenersi legittima nella misura in cui si voglia utilizzare in modo aderente alla necessità dell’Ente il personale in possesso di titolo di studio ed esperienza per l’espletamento delle corrispondenti mansioni, prescindendo dall’originario inquadramento giuridico”.
Per il sindaco di Valledolmo, Domenica Di Baudo, la richiesta “è assolutamente necessaria anche per giustificare di fronte all’opinione pubblica e ai tanti disoccupati la scelta politica di immettere tanti lavoratori nel settore pubblico senza aver mai sostenuto un concorso o un colloquio”. Sulla stessa scia anche l’assessore comunale al Personale di Geraci Siculo, Luigi Iuppa, e il sindaco di Scillato: “Credo – afferma Antonino Battaglia – che sia opportuno soprattutto per quei Comuni che vantano un numero elevato di lavoratori precari”. E pensare che nella maggior parte dei Comuni madoniti sono forti le resistenze da parte dei precari ad essere impiegati in mansioni non corrispondenti a quelle della categoria di appartenenza. Così è, secondo i sindaci interpellati, a Valledolmo, Cefalù, Castelbuono e Caccamo, mentre a Gangi e ad Alimena le difficoltà sono legate rispettivamente all’articolazione dell’orario di servizio e al ridotto orario di lavoro retribuito.
Sono 116, tutti contrattisti, i lavoratori precari che affollano il palazzo comunale di Castelbuono. Un numero considerevole che supera quello di Cefalù (92), Caccamo (86), Valledolmo (66), Caltavuturo (61) e Gangi (53).
“La presenza dei lavoratori a tempo determinato presso il mio Comune – afferma il sindaco Mario Cicero – ha prodotto una riduzione delle assunzioni dei lavoratori a tempo indeterminato e ha conseguentemente preteso un adattamento dell’Ente alle esigenze di una politica occupazionale che non corrisponde nella sua interezza al reale fabbisogno di professionalità del Comune”. L’Ente Locale con meno presenze di lavoratori precari è San Mauro Castelverde (6), seguito da Scillato (11), Sclafani Bagni (12), Pollina (15), Alimena (16), Geraci Siculo e Gratteri (30), Polizzi Generosa (35). L’unico lavoratore con contratto di collaborazione coordinata e continuativa è a Gangi.
Sono tanti i servizi che si potrebbero attivare se solo si riscontrasse più flessibilità e disponibilità fra i precari impiegati nei Comuni.
“Nessuno intendere compiere soprusi – precisano i sindaci -, nessun atto di forza. Ma le nostre comunità in cui tutti viviamo potrebbero beneficiare di tanti altri benefici”.
A Sclafani Bagni, per esempio potrebbero essere attivati i servizi di assistenza agli anziani e la manutenzione ordinaria del verde pubblico e dell’arredo urbano, mentre a Gangi, dove non esiste personale con la qualifica di operaio, i precari potrebbero essere impiegati in lavori di piccola manutenzione, verde pubblico, supporto al servizio di custodia cimiteriale e vigilanza del traffico e del territorio. A Valledolmo potrebbe essere migliorata la pulizia del centro abitato, la manutenzione stradale, la gestione del verde pubblico e i servizi alla cittadinanza personalizzati come per esempio la raccolta differenziata porta a porta. A Caccamo, uno dei servizi inesistenti che nei lavoratori precari non trova riscontro è la nascita di un punto di accoglienza e di informazione turistica attivo anche nel fine settimana. La mancata disponibilità dei lavoratori determina, infatti, la non fruibilità dei monumenti gestiti dall’Ente. A Castelbuono è impossibile istituire l’ufficio stampa e quello sulle politiche comunitarie per la mancanza di adeguamento professionale, mentre a Gratteri è necessario affiancare all’unico lavoratore esistente nuove forze da impiegare alla manutenzione del verde cittadino.
Antonello Zimbardo
(inchiesta pubblicata dal Giornale di Sicilia del 13 Marzo 2010)
Una risposta a “Inchiesta: I precari nei comuni madoniti”
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23 marzo 2010, ore 16:55
Il problema di come giustificare l’apparente, esondante numero di lavoratori precari per appoggiare il loro acquisito diritto ad avere una prospettiva stabile al loro lavoro sta a cuore dei nostri Sindaci madoniti(e poi si noti che a Valledolmo gli interessati sarebbero oltre l’1% della popolazione). Certo nessuno crede che la soluzione sia quella di utilizzare il personale impiegatizio in lavori di bracciantato e viceversa, con ciò sovrappagando o sottopagando gli stessi, ma dovrebbe consistere nella possibilità, legittima, di assegnare mansioni diverse nell’ambito della qualifica funzionale assegnata, compatibilmente con l’idoneità fisica. Inoltre, se le attività tracciate dai primi cittadini saranno, per così dire, nuove o potenziate, si consideri che nella impostazione di nuovi servizi “molto operativi” sul territorio si dovrà creare una struttura ben articolata e credibile o consolidare formalmente una o più di quelle esistenti: tutto ciò servirà a giustificare le attuali maggiori spese per il personale e non solo.
Non credo di violare alcuna privacy se chiedo sia pubblicata su queste pagine la distribuzione dei 66 “precari” del Comune di Valledolmo, con l’indicazione del tipo di rapporto di lavoro [contratto di lavoro, contratto d'opera(?), lsu, co.co.co., "lcu", ecc.] e la qualifica funzionale/profilo professionale assegnato e soprattutto quali sono i fondi che finanziano tali presenze. Un poco di trasparenza forse abbasserà di qualche linea il termometro dell’invidia che, beninteso, non sparirà mai: perchè l’uomo è fatto (anche) così.